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Intelligenza artificiale e le più moderne tecniche di riconoscimento vocale a servizio degli ipovedenti

Robotica e Intelligenza Artificiale

Intelligenza artificiale: le più moderne tecnologie vocali a servizio degli ipovedenti

14 mag, 2020

Grazie all’intelligenza artificiale nel nostro quotidiano nuovi tipi di interazione uomo-macchina nascono e gradualmente migliorano la qualità della vita. Nel caso di persone con handicap questo effetto è sorprendente, e può davvero fare un’enorme differenza. In questo articolo vedremo il caso dell’interazione vocale intelligente per persone con gravi problemi di vista.

Handicap legati ai sensi

Contestualizziamo l’audience per le applicazioni tecnologiche di cui parliamo oggi:

  • in Europa oggi vivono 80 milioni di persone con disabilità di vario tipo;
  • 81 milioni di adulti in Europa soffrono di perdita dell’udito (ciò equivale a una persona su 7);
  • i problemi visivi sono ancora più diffusi: l’Unione mondiale dei ciechi ci dice che il 23,5 % della popolazione dell’UE è interessato da problemi visivi;
  • solo in Italia vivono 250.000 non vedenti e 1,5 milioni di ipovedenti;
  • le stime dicono che circa 120 milioni di abitanti della Comunità Europea sono affetti da disabilità.

Dato il trend di invecchiamento della popolazione, tutte queste cifre sono probabilmente destinate ad aumentare, poiché molti di questi problemi sorgono con l’età avanzata. 

 

La vista, il senso per eccellenza

Il mondo della robotica umanoide e delle nuove tecnologie ci confermano che il primo fondamentale senso per compiere la maggior parte delle azioni ed elaborare informazioni è la vista.

L’espressione umana assume tante forme anche non verbali, è molto complessa e varia da cultura a cultura. Parole, cadenza, intonazione, espressioni facciali, linguaggio del corpo: tutto questo è comunicazione, ed è uno dei motivi per cui tutti tendiamo a preferire incontri di persona a telefonate o videoconferenze.

Quanto le tecnologie possono aiutare ad “aumentare” il valore della comunicazione quando la vista viene a mancare? Sicuramente molto.

Oggi esploriamo insieme il mondo dei non vedenti, ipovedenti, o più in generale anziani e persone che, per necessità, hanno bisogno di un'interazione non visiva con il mondo digitale.

Intelligenza artificiale - ARTES 4.0

Praticamente ognuno di noi ha provato da vicino, direttamente o attraverso propri cari, cosa vuol dire avere un handicap visivo.

Le persone che soffrono di questo disagio legato alla vista, spesso abbinato ad una questione generazionale, hanno delle riserve rispetto al mondo della tecnologia e del digitale in generale.

Ciò crea una barriera alla fruizione di tanti servizi e opportunità che invece potrebbero migliorare la loro vita.

 

Tante soluzioni già disponibili

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Partendo dalle soluzioni più semplici e diffuse, sappiamo che su tutti i computer, tablet e smartphone è possibile usufruire di:

  • assistente vocale;
  • lettura vocale;
  • dettatura;
  • registrazione;
  • trasformazione di testi in parole e viceversa.

Queste sono tutte applicazioni di intelligenza artificiale, spesso effettivamente Smart perché in grado di riconoscere voci, accenti, lingue ecc.

Ma non ci fermiamo qui: ci sono start up e aziende vocate a questo tipo di missione inclusiva che lavorano ogni giorno proprio per migliorare la vita di queste persone.

È oggi possibile ridurre ulteriormente il divario digitale. Come? Facilitando l'accesso al mondo digitale alle persone che hanno difficoltà di vista, oppure che risentono della difficoltà di accesso a questi mezzi tecnologici.

 

La TV facilitata: in che cosa consiste?

Anche l’innovazione europea parla di questi temi, e un progetto in particolare, EasyTV, sta lavorando sullo sviluppo di piattaforme innovative di interazione uomo-macchina, focalizzate su tecnologie vocali e Avatar, essenziali per una fruizione semplice ed efficace per persone non vedenti, ipovedenti e sorde.

 

Il Personal Computer nato per i non vedenti

È stato sviluppato in Italia un vero personal computer nato per facilitare la vita a tutti coloro che hanno difficoltà di vista: ciechi ed ipovedenti, ma anche anziani.

Si tratta di un personal computer dotato di uno speciale telecomando con microfono con cui l'utente dà comandi vocali al computer.

Questo “risponde” fornendo a voce i contenuti e i servizi richiesti. La novità sta nel fatto che si tratta di soluzioni nate con un focus su usabilità e accessibilità, concepite cioè seguendo i principi della Progettazione Universale (Universal Design) secondo i quali soddisfacendo le esigenze dei più deboli si producono prodotti e servizi migliori per tutti.

 

L'industria impara dagli ausili alla persona

Data la disponibilità di queste tecnologie, la contaminazione dell’innovazione percorre la strada secondo due direttrici:

  • dal mondo digitale verso quello degli ausili per persone con handicap; 
  • dal mondo dell’ausilio all’handicap verso le altre applicazioni.

Infatti, il cuore della soluzione del personal computer è una tecnologia ottimizzata, potente e veloce, che permette anche alle aziende di abilitare i propri prodotti e servizi all'interazione vocale - in parlato e in ascolto- , per i più svariati utilizzi.

Insomma ciascuno può realizzare un’Alexa, una Siri, una Cortana privata, molto peculiare, performante e brevettata.

 

La prossima frontiera: catturare le emozioni

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Uno degli ambiti di ricerca per la robotica e l’intelligenza artificiale è quello di catturare l’ ”intento emotivo” implicito nelle parole, infatti già si sente parlare di sensori di emozione vocale, rispetto a quelli dell'audio.

Non è difficile far volare l’immaginazione ad un momento in cui i software di riconoscimento vocale, - addestrati a riconoscere la nostra voce e a compararla con tanti campioni da cui ha imparato - metteranno la musica adatta al nostro stato d’animo.

Sì, fa un certo effetto, magari anche di invadenza, ma per una persona con un handicap importante, sono tutte modalità che migliorano l’interazione, la rendono più umana, facile e gradevole.

E soprattutto migliorano la vita.

 

Scritto da

Fabrizio Giacomelli
Fabrizio Giacomelli

Mentre da piccolo smontava ogni tipo di macchina per comprenderne il funzionamento, da grande si è appassionato alla macchina più complessa dell’universo noto e difficilmente smontabile: la mente umana. Dopo il conseguimento di due lauree (ingegneria informatica e filosofia della mente), negli anni ’90 fonda una startup in ambito AI per sviluppare una “Siri ante litteram”. Nel 2000 costituisce Mediavoice, attraverso la quale fare diventare la tecnologia vocale e l’AI tecnologie di massa, e realizza Speaky Facile, soluzione pluri-brevettata per aiutare ciechi, ipovedenti e anziani ancora esclusi dal mondo digitale: navigazione del web a voce in totale autonomia. Mediavoice devolve il 2% dell’utile a supporto di Paesi poveri, con l’obiettivo in infondere un messaggio: se tutte le imprese del mondo donassero solo 0,1% sarebbe un mondo senza povertà né tensioni.

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