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La digitalizzazione e l’IoT: strumenti fondamentali per organizzarsi e ripartire più forti di prima. Intervista a Stefano Linari, Alleantia

Industrial internet (IoT)

La digitalizzazione e l’IoT: strumenti fondamentali per organizzarsi e ripartire più forti di prima. Intervista a Stefano Linari, Alleantia

6 ago, 2020

Stestefano linarifano Linari
Presidente e CEO di Alleantia

Dopo il Dottorato in Ingegneria Nucleare, ha fatto parte del team del CERN che ha lavorato alla scoperta delle particelle di Higgs Boson. Tutto ciò che accadeva prima di entrare in Industry 4.0, ovviamente, e di avviare una società che analizzava il settore come “Uno dei più potenti potenziali disgregatori”.


Dai periodi di crisi, spesso si riparte con idee nuove e vincenti. Stiamo vivendo giorni che non sappiamo ancora se e come condizioneranno in modo permanente alcune regole del nostro modo di vivere.

Questi cambiamenti hanno già un impatto evidente su un settore vitale per la nostra economia: quello manifatturiero.

Tutto quanto ci circonda, dalle auto, ai prodotti nei supermercati, ai cellulari, ricordiamolo sempre, è realizzato mediante il sistema manifatturiero, e quindi in una fabbrica.

Cosa si può fare? Come trasformare la crisi in opportunità?

Non si tratta di cinismo, piuttosto di fisiologica necessità di sopravvivenza che l’uomo ha il dovere di perseguire per il futuro di se stesso e del mondo. Oggi alle imprese si presenta un’opportunità unica per colmare i propri gap organizzativi e strutturali.

Si chiama “Fabbrica intelligente” ed è quella che ci aiuta a capire come meglio dare continuità produttiva, come meglio porci sul mercato anche in tempi di crisi. In Italia di fabbriche intelligenti ce ne sono ancora poche, ma è anche piccolo lo sforzo da compiere per diventarlo.

Questo momento di rallentamento forzato e di forzate riflessioni potrebbe essere, paradossalmente, ideale per dedicarsi a cogliere queste opportunità ormai note e provate e facilmente implementabili.

Qui Stefano Linari, CEO e Presidente di Alleantia, ci propone alcune idee.

 

La domanda è quasi scontata, non altrettanto la risposta: come sarà il futuro del nostro sistema manifatturiero?

Immaginiamo il mondo come una lunga pista da corsa sulla quale i player mondiali percorrono infiniti giri, per tutta la loro vita utile. Oggi è successo un incidente e sta girando la safety car. Nessuno sorpassa, le situazioni sono cristallizzate. Se non finisce la benzina, e qualcuno la finirà, nei box si ha del tempo preziosissimo per fare messe a punto, affinamenti, verifiche, per prepararsi alla ripartenza nelle condizioni ottimali. Le imprese che comprendono questo messaggio, oggi hanno una ampia gamma di soluzioni per ripartire. Messe a punto, affinamenti, verifiche.

Possiamo ipotizzare due situazioni.

Le aziende che stavano quasi finendo la benzina, di cui ovviamente hanno disperato bisogno, potrebbero adottare la più scontata e distruttiva delle strategie: abbassare i prezzi per fare cassa. È una strategia di breve termine, perché nonostante una domanda che ripartirà, i margini saranno irrisori, nulli o addirittura negativi. E sarà solo questione di tempo prima che l’asfissia finanziaria uccida.

Le aziende che potranno e vorranno puntare sulla qualità, quelle meglio organizzate e che avevano più riserve per sopravvivere a questo periodo di rallentamento, non avranno bisogno di farsi ingaggiare nella guerra di prezzo e beneficeranno di maggiori ricavi. E con un po’ di pazienza e di focalizzazione ne verranno fuori più sane.

 

I nostri produttori sono apprezzati in tutta Europa: in questo scenario sono forti o deboli?

Le aziende che realizzano produzioni facili da replicare potrebbero avere grossi problemi. Ma anche chi fino ad oggi non è stato in grado di differenziarsi significativamente sull’offerta, in questo periodo deve utilizzare le proprie competenze per migliorare i processi e la produzione di valore interni.

E deve diventare obbligatoriamente un’azienda intelligente.

Non ho certo la presunzione di avere la soluzione in mano, ma credo sia fondamentale oggi più che mai capire su cosa scommettere per il futuro.

Con la ripresa la domanda riprenderà, ed è probabile che nascano anche nuovi bisogni.

È importante che per allora l’azienda abbia individuato dove è meglio focalizzarsi.
Quale è il prodotto best seller, o quello che vorresti fosse il più venduto perché ha maggior margine di guadagno? Sembra banale, ma non stupiamoci se molte delle nostre piccole aziende non lo sanno perché non hanno strumenti di contabilità industriale

Quali sono i prodotti che sfruttano al meglio le macchine di produzione, che hanno minori tempi di attrezzaggio, con i quali possiamo gestire i lotti in modo più intelligente?

Ogni terzista è forte in una determinata specializzazione, e probabilmente lo sa già, ma in questo periodo bisogna essere ancora più precisi, asettici, non farsi prendere dal panico del momento. Quindi, bocce ferme e analisi.

 

In pratica?

Facciamo un esempio pratico e immaginiamo che dall’analisi fatta bene emerga che i prodotti ideali sono tiranti di acciaio per strutture.

Ho le macchine per produrli e il personale adatto.

Allora devo perfezionare l’idea di business: come organizzarmi, con quali macchine, operatori, utensili, anche nuove soluzioni, per esempio nuovi materiali da taglio. Miglioro così la mia “knowledge base” e se non mi sono mai dedicato a organizzarla, lo faccio ora. Nel momento in cui un cliente chiede i tiranti, avrò una soluzione migliore, ottimizzata, da sottoporre in tempi rapidi.

Se poi sono davvero bravo, dovrei fare un passo ulteriore: organizzare dei programmi per ricambio e manutenzione e rivedere la tecnologia di produzione in modo da aumentare la mia efficienza.

Il bello è che molte di queste attività oggi si possono fare anche da casa: raccolte tutte le informazioni possibili di business e tecnologiche, è necessario organizzarle. Ci sono vari strumenti per farlo, del genere document sharing.

Per agevolare questo lavoro di analisi dati la nostra azienda, Alleantia, ha realizzato una tecnologia ad hoc per questo momento molto particolare: un software edge (sta a bordo macchina) che fa da “chiave universale” per estrarre i dati di lavorazione di qualunque macchina industriale presente sul mercato di qualsiasi marca, modello.

L’estrazione pressochè automatica serve a leggere e interpretare quei dati e restituirli ai supervisori e agli operatori, permettendogli di carpire informazioni fondamentali sugli standard di produzione reale e quindi su come migliorarli.

Questi dati possono poi essere caricati in una qualunque piattaforma gestionale, MES, database o applicazione terza, consentendo di raccogliere e profilare quelle informazioni per comprendere le cause radice di problemi magari noti ma senza soluzione e di controllare al meglio la produzione da remoto, altra cosa importante di questi tempi.

 

Come si inserisce l’IoT in questa situazione emergenziale e in futuro?

Il percorso dovrà prevedere una diffusione generalizzata dell’IoT sui macchinari e sugli apparati logistici esistenti.

Un impianto dotato di IoT è abilitato a “dichiarare” automaticamente lo stato di avanzamento della produzione, numero di prodotti buoni, numero di scarti, numero, durata e causa di fermi macchina, manutenzioni e cosi via.

Ovvio vantaggio interno, ovvio vantaggio per il cliente, che è informato tempestivamente: il cliente ha sempre modo di verificare fisicamente quanti pezzi sono sul bancale, ma dato che oggi questa non è più un’operazione banale, per gli standard di processo World Class Manufacturing & Supply Chain in ambito automotive, per esempio, il fornitore dovrebbe inviare ogni giorno un rapporto di produzione.

Oggi le macchine possono inviarlo automaticamente.

Questo vale già oggi per alcuni settori quali l’aerospazio. Basta imparare dai migliori, i costi sono assolutamente accessibili a tutti ormai.

 

Come procede l’adozione di queste soluzioni oggi in Italia?

In Italia le aziende “intelligenti” sono purtroppo ancora poche.

La tecnologia di Alleantia è il nostro contributo al tessuto produttivo: vorremmo ridurre al minimo le barriere da superare per diventare aziende intelligenti.

Grazie al software Alleantia ISC tutti i dati provenienti da ogni tipo di dispositivo possono essere elaborati al fine di monitorare lo stato di funzionamento di ogni macchina in tempo reale.

Questo è reso possibile dalla nostra libreria, realizzata da Alleantia, la Library of Things, unica nel suo genere e di accesso libero, che contiene già oltre 5000 driver di macchine industriali in grado di interconnettere i dispositivi industriali in pochissimo tempo e senza bisogno di alcuna programmazione.

I dati raccolti dal nostro software possono essere sfruttati in modo semplice e intuitivo.

Inoltre abbiamo l’ecosistema di applicazioni IOT Digital Twin, già pronte e disponibili per tutti gli scopi tipici di un’azienda manifatturiera.

Per superare la crisi le aziende devono puntare subito su strumenti che possano accelerare la loro digitalizzazione.

Scritto da

Lorna Vatta
Lorna Vatta

È la Direttrice Esecutiva di ARTES 4.0. Arriva ad ARTES 4.0 come naturale evoluzione del suo percorso: laureata in ingegneria gestionale al Politecnico di Milano, per 15 anni lavora in una multinazionale americana della meccanica avanzata, sempre sui fronti di sviluppo prodotti e business. In questo periodi vive e lavora anche in USA e UK, dove frequenta anche un MBA di UMIST e Manchester Business School. Completata l’acquisizione e l’integrazione di una media azienda italiana nel gruppo, diventa Chief Strategy & Technology Officer di Fabio Perini SpA, leader mondiale della meccatronica per la trasformazione e l'imballaggio di prodotti tissue. Nel 2013 lascia la “old economy” e, da consulente indipendente e Business Angel, lavora con PMI e startup digitali e altamente innovative, principalmente nel business development per Clienti industriali che affrontano la digitalizzazione dei processi. Sono gli anni in cui nasce l’Industria 4.0, e da subito Lorna punta sulla combinazione di competenze industriali e digitali, che oggi mette a disposizione del progetto Centro di Competenza ARTES 4.0.

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